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Problemi familiari e sonno del bambino

litigi-genitoriVivere in un clima familiare teso è faticoso e doloroso per tutti, grandi e piccini. Spesso si va alla ricerca delle cause o peggio ancora delle colpe legate al conflitto, ma non è la via per star meglio. Nella maggior parte dei casi, infatti, la coppia che confligge è “bloccata” in dinamiche relazionali disfunzionali; altre volte in problemi familiari che hanno origini profonde, non sempre consapevoli. L’unica reale responsabilità che come adulti abbiamo, soprattutto se siamo anche genitori, è quella, quando sentiamo di non riuscire a gestire la situazione da soli, di chiedere un aiuto.

Naturalmente non stiamo parlando dei litigi che ogni coppia può avere, ma di conflitti frequenti o cronici o molto forti.
Quando si vivono problemi familiari o una di queste situazioni, a risentirne sono psiche e corpo. Tra gli effetti che si possono osservare nei bambini vi sono le difficoltà del sonno.

I bambini sono in grado di assorbire le emozioni che li circondano attraverso vari canali. Sentono chiaramente l’energia dei propri genitori; sentono il loro star bene, il loro star male, le loro ansie ed i loro umori. Alcuni studi sembrano addirittura dimostrare la capacità del neonato di percepire l’odore della paura della propria mamma, attraverso i feromoni. Questo significa che conflitti manifesti e non, che perdurano nel tempo, possono avere delle conseguenze significative.

A seconda dell’età il disagio del bambino può manifestarsi attraverso problemi del sonno differenti.

Il neonato

Il neonato, soprattutto nei primi mesi, necessita di una protezione totale e di una risposta sollecita ai propri bisogni. Se i litigi sono frequenti o il conflitto impegna molte energie mentali dei genitori, potrebbe essere compromessa per il piccolo la possibilità di esperire una buona dipendenza; una buona dipendenza è la via che gli consente di sentirsi amato e amabile, sicuro del mondo che lo circonda e di sé.

L’assenza di questo senso di sicurezza può:

  1. rendere difficile l’addormentamento;
  2. favorire la comparsa di risvegli nel corso della notte.

Un sonno sereno nel neonato, inoltre, dipende molto dal livello di stimolazione e attivazione durante la giornata. Per mamma e papà essere coinvolti in problemi familiari, può rendere più difficile rispondere prontamente e costantemente alle richieste di cura del proprio bambino, soprattutto quelle relative ai bisogni emotivi.
Il neonato che non riceve quel contenimento mentale ed emotivo di cui necessita, vivrà un livello di attivazione alto e il suo sonno sarà più facilmente agitato.
Inoltre, litigi ed emozioni dolorose come quelle suscitate da un conflitto sono stimolazioni difficili da affrontare per un neonato; motivo per cui può sperimentare un senso d’agitazione durante le ore di veglia che si porterà dietro anche durante il sonno.

18 mesi

Il sonno ha tra le sue funzioni quella di rielaborare le informazioni della giornata sia da un punto di vista cognitivo che emotivo. Se la quotidianità del bambino è costellata da tensioni o scontri, a partire dai 18 mesi è possibile che inizino a manifestarsi episodi di terrore notturno. Nonostante, infatti, le cause di questo fenomeno siano ancora incerte, si ritiene che fattori psicologici come eccessivo stress e conflitti affettivi possano esercitare un qualche ruolo sul suo manifestarsi. Per un approfondimento vedi l’articolo “Incubi e Terrori notturni“.

A due anni

A partire dai due anni, il disagio vissuto può esprimersi anche attraverso incubi frequenti. Gli incubi segnalano l’impossibilità per il bambino di elaborare alcune emozioni sperimentate durante la veglia.

Età prescolare e scolare

In età prescolare e scolare, il bambino che vive o percepisce il conflitto tra i propri genitori, potrebbe aver paura di essere abbandonato. Potrebbe anche sviluppare un senso di colpa poiché, essendo autocentrato, tende a ricondurre a sé le cause di ciò che accade.
L’attivazione di questi sentimenti potrebbe verificarsi soprattutto durante il passaggio dal giorno alla notte. Ciò potrebbe complicare l’addormentamento. Talvolta il senso di colpa porta il bambino a temere che arriveranno esseri spaventosi a punirlo; come immaginabile, questo rende impossibile lasciarsi andare al sonno serenamente.

Come aiutare se stessi e i propri bambini?

  1. Se ci si rende conto di non riuscire a gestire da soli la situazione, chiedere aiuto ad un professionista.
  2. Non coinvolgere mai i bambini nelle proprie liti, chiedendo di schierarsi o screditando l’altro genitore.
  3. Discutere sempre in un luogo in cui i bambini non sono presenti e non possono sentire, qualsiasi sia la loro età. Questo vale anche quando si tratta dei comuni litigi che hanno tutte le coppie; i bambini, infatti, si spaventano molto di fronte a ciò che ascoltano e temono subito il peggio. Inoltre, soprattutto i più piccoli, non riescono a interpretare i significati oltre la parola, prendendo tutto alla lettera. Una frase urlata solo per rabbia, come ad esempio “sono stufo/a di te!”, potrebbe creare forti insicurezze nei nostri bambini. Probabilmente, i figli capiranno lo stesso che i genitori hanno litigato, ma saranno più tutelati.
  4. Se si è molto tesi o sofferenti per un conflitto appena avvenuto, è utile prendersi del tempo per tranquillizzarsi. Si può fare ciò ad esempio affidando il proprio bambino alle cure di qualcuno di fiducia.
  5. Se capita di discutere davanti ai figli, spiegare che non è colpa loro; è utile anche rassicurarli sull’affetto che mamma che papà provano nei loro confronti. Dare un posto alle emozioni, provando noi stessi a dare un nome a ciò che possono aver provato durante la lite e dopo. Se il conflitto non è risolto e c’è ancora tensione, evitare di fingere e di negare ciò che a livello emotivo i bambini percepiscono chiaramente.
  6. La sera, prima di andare a letto, creare uno spazio per ripercorrere la giornata; rassicurare circa i timori e i sensi di colpa che ancora il bambino potrebbe portarsi dietro.

Dott.ssa Elisa Cozzi – Psicologa e Psicoterapeuta

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