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Problemi familiari, come interferiscono con il sonno del bambino

litigi-genitoriVivere in un clima familiare teso è faticoso e doloroso per tutti, grandi e piccini. Spesso si va alla ricerca delle cause o peggio ancora delle colpe legate al conflitto, ma non è la via per star meglio. Nella maggior parte dei casi, infatti, la coppia che confligge è “bloccata” in dinamiche relazionali disfunzionali, in problemi familiari che hanno origini profonde, non sempre consapevoli e rispetto alle quali solo ad un livello superficiale è quindi possibile attribuirsi delle vere e proprie responsabilità. L’unica reale responsabilità che come adulti abbiamo, soprattutto se siamo anche genitori, è quella, quando sentiamo di non riuscire a gestire la situazione da soli, di chiedere un aiuto.

Naturalmente non stiamo parlando dei litigi che ogni coppia, in modo assolutamente sano, ogni tanto può avere, ma di conflitti frequenti o cronici o molto forti.
Quando si vivono problemi familiari o una di queste situazioni a risentirne sono psiche e corpo e tra gli effetti che si possono osservare nei bambini vi sono le difficoltà del sonno.

I bambini sono in grado di assorbire le emozioni che li circondano attraverso vari canali. Sentono chiaramente l’energia dei propri genitori, il loro star bene, il loro star male, le loro ansie ed i loro umori. Alcuni studi sembrano addirittura dimostrare la capacità del neonato di percepire l’odore della paura della propria mamma, attraverso la mediazione dei ferormoni.
Questo significa che, se è evidente che il coinvolgimento dei bambini come spettatori attivi o passivi nelle liti dei propri genitori e nei problemi familiari possa avere effetti sul percorso psico-emotivo degli stessi, quanto detto mette in luce come anche conflitti non manifesti, che perdurano nel tempo, possano avere delle conseguenze significative.

A seconda dell’età il disagio del bambino può manifestarsi attraverso problemi del sonno differenti.

Per quanto riguarda il neonato, che, soprattutto nei primi mesi, necessita di una protezione totale e di una risposta sollecita ai propri bisogni, se i litigi sono all’ordine del giorno o il conflitto impegna molte energie mentali dei genitori, potrebbe essere compromessa per il piccolo la possibilità di esperire una buona dipendenza, via che gli consente di sentirsi amato e amabile, sicuro del mondo che lo circonda e di sé. L’assenza di questo senso di sicurezza può rendere difficile l’addormentamento o favorire la comparsa di risvegli nel corso della notte.
Un sonno sereno nel neonato, inoltre, dipende molto dal livello di stimolazione e attivazione durante la giornata. Per mamma e papà essere coinvolti in un conflitto con l’altro genitore può, rendere più difficile rispondere prontamente e costantemente alle richieste di cura del proprio bambino, soprattutto quelle relative ai bisogni emotivi.
Il neonato che di fronte ai propri bisogni non riceve quel contenimento mentale ed emotivo di cui necessita vivrà un livello di attivazione alto e il suo sonno sarà più facilmente agitato.
Inoltre, litigi ed emozioni dolorose come quelle suscitate da un conflitto non risolto sono stimolazioni difficili da affrontare per un neonato, tali da fargli sperimentare un senso d’agitazione durante le ore di veglia che si porterà dietro anche mentre dorme.

Dal momento che il sonno ha tra le sue funzioni quella di rielaborare le informazioni della giornata sia da un punto di vista cognitivo che emotivo, se la quotidianità del bambino è costellata da tensioni o scontri fra i suoi genitori, a partire dai 18 mesi è possibile che, a espressione del disagio, inizino a manifestarsi episodi di terrore notturno (o pavor nocturnus). Nonostante, infatti, le cause di questo fenomeno siano ancora incerte, si ritiene che fattori psicologici come eccessivo stress e conflitti affettivi possano esercitare un qualche ruolo sul suo manifestarsi (per un approfondimento vedi l’articolo “Incubi e Terrori notturni“).

A partire dai due anni, il disagio vissuto può esprimersi anche attraverso incubi frequenti, che segnalano l’impossibilità per il bambino di elaborare alcune emozioni sperimentate durante la veglia.

In età prescolare e scolare, il bambino che vive o percepisce il conflitto tra i propri genitori e teme la loro separazione, potrebbe sviluppare la paura di essere abbandonato oltre che un senso di colpa, dovuto al fatto di essere autocentrato e quindi di ricondurre a sé le cause di tutto ciò che accade.
L’attivazione di questi sentimenti e timori potrebbe verificarsi soprattutto durante il passaggio dal giorno alla notte, rendendo molto complesso l’addormentamento.
Talvolta il senso di colpa porta il bambino a temere che arriveranno esseri spaventosi a punirlo e questo gli rende impossibile lasciarsi andare al sonno.

Come aiutare se stessi e i propri bambini?

  1. Se ci si rende conto di non riuscire a gestire da soli la situazione, chiedere aiuto ad un professionista.
  2. Non coinvolgere mai i bambini nelle proprie liti, chiedendo di schierarsi o screditando l’altra figura di riferimento.
  3. Discutere sempre in un luogo in cui i bambini non sono presenti e non possono sentire, qualsiasi sia la loro età. Questo vale anche quando si tratta dei comuni litigi che hanno tutte le coppie, perché i bambini si spaventano molto di fronte a ciò che ascoltano e temono subito il peggio. Inoltre, soprattutto i più piccoli, non riescono a interpretare i significati oltre la parola e prendono tutto ciò che si dice alla lettera. Una frase urlata solo per rabbia, come ad esempio “sono stufo/a di te!”, potrebbe creare forti insicurezze nei nostri bambini. Proprio per quanto detto sopra, probabilmente, i figli capiranno lo stesso che i genitori hanno litigato, ma almeno saranno tutelati da ciò che si sono detti.
  4. Se si è molto tesi o sofferenti per un conflitto appena avvenuto, se è possibile prendersi del tempo per tranquillizzarsi, affidando il proprio bambino alle cure di qualcuno di fiducia.
  5. Se capita di discutere davanti ai figli, riprendere l’accaduto, spiegare che non è colpa loro e rassicurarli sull’affetto che sia mamma che papà provano nei loro confronti. Dare un posto alle emozioni, provando noi stessi a dare un nome a ciò che possono aver provato durante la lite e dopo. Se il conflitto non è risolto e c’è ancora tensione, evitare di fingere e di negare ciò che a livello emotivo i bambini percepiscono chiaramente.
  6. La sera, prima di andare a letto, creare uno spazio per ripercorrere la giornata e rassicurare circa i timori e i sensi di colpa che ancora il bambino potrebbe portarsi dietro.

Dott.ssa Elisa Cozzi – Psicologa e Psicoterapeuta

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