Blog

Cosa fare quando un bambino non vuole dormire

non vuole dormireMio figlio non vuole dormire! Abbandonarsi al sonno, chiudere gli occhi e lasciarsi andare ad un dolce riposo per recuperare la stanchezza, mettere una pausa a stimoli e pensieri, consentire al nostro corpo di recuperare… Questa è l’esperienza del sonno vissuta e desiderata, in genere, dal giovane e dall’adulto; ma il bambino, soprattutto neonato e nei primi anni di vita, non la vive spesso in modo così piacevole… Per il bambino piccolissimo e piccolo, chiudere gli occhi significa abbandonarsi all’ignoto; il buio non permette più di vedere, di aver con sé i fondamentali punti di riferimento: mamma e papà, poter giocare e svolgere le attività preferite…

Questo ignoto può contenere mostri, streghe, lupi, orchi o altre paure e pensieri riferiti a ciò che nella giornata non è stato ben compreso o elaborato. Ecco perché spesso un bambino non vuole dormire. Capiamo quindi quanto addormentarsi per i più piccoli non sia necessariamente un’esperienza sempre positiva.

Per comprendere cosa significa separarsi per un bambino piccolo, è importante chiarire alcuni passaggi in merito al suo sviluppo. Il bambino non può capire il senso del tempo e del dopo, dimensioni che nei primi anni di vita sono ancora poco definite… Vivendo quindi totalmente immersi nel presente, per i piccoli ogni esperienza di separazione è avvertita con strazio e dolore perché quel momento sembra loro infinito. Solo facendone ripetutamente esperienza, i piccoli apprendono che è una situazione temporanea. Ed è così che, da una situazione in cui un piccolo non vuole dormire, si passerà ad una maggior tranquillità nell’abbamndonarsi al sonno.

Costruiamo insieme al nostro bambino un senso di fiducia in merito a questa esperienza di separazione; questo, affinché possa viverla come piacevole e rassicurante, lasciandosi andare al sonno:

  1.  Aiutiamolo a rendere prevedibile il momento dell’addormentamento; lo si può fare con rituali della nanna. Tali rituali devono seguire modalità ripetitive e note, abbastanza stabili, cose semplici e familiari, che lo facciano sentire sicuro, tranquillo e rilassato.
  2. A volte i suoi sentimenti di rabbia, anche nei nostri confronti, si trasformano in paure notturne. Accogliere e comprendere questi sentimenti negativi, significa farlo sentire compreso e le paure saranno ridimensionate.
  3. Leggiamo storie che parlano di sogni e incubi, in cui i protagonisti trovano soluzioni per fronteggiarli e gestirli.
  4. Se è necessario costruiamo insieme uno strumento che mandi via questi personaggi paurosi (disegni, oggetti con poteri magici, ecc).
  5. Ciò che vive nella quotidianità può riattivare la paura di separarsi (ingresso al nido, alla scuola dell’infanzia, nascita di un fratellino…), consentiamogli di avere momenti di “regressione”.
  6. Creiamo uno spazio e tempo per accogliere le sue paure, dubbi, pensieri.
  7. Ascoltiamo i suoi bisogni, rispettando i suoi tempi.
  8. Manteniamo un legame sicuro, attraverso un rapporto di fiducia e stima reciproca.
  9. Proponiamo gradualmente occasioni per sperimentare la sua autonomia.
  10. Facciamogli fare esperienze di separazioni in cui si renda conto che mamma e papà non scompaiono per sempre.
  11. Chiediamoci come viviamo noi la separazione da nostro figlio per comprendere se gli trasmettiamo reale sicurezza.

Ora proviamo a lasciarci andare anche noi … buoni sonni a tutti!

Giovanna Loconte Psicologa – Psicoterapeuta

Commenta per primo questo articolo!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *