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Sonno dei bambini con disabilità. Cosa c’è da sapere?

Sonno dei bambini con disabilitàIl sonno dei bambini con disabilità.
E’ ovvio che lo spettro delle possibili disabilità è talmente ampio da non poter fare un discorso universalmente valido sul rapporto tra il sonno e la disabilità; sarebbe impossibile e di scarso interesse probabilmente per noi.
Quello che può essere utile è focalizzare l’interesse su come l’atteggiamento ed i comportamenti di mamma e papà verso il sonno del bambino possano aiutare il loro piccolo, seppur con tempi e modalità più graduali, ad acquisire maggiori capacità di regolazione del sonno.

Sonno dei bambini con disabilità. Come aiutare il proprio piccolo a dormire meglio?

Alcune ricerche mostrano una maggiore frequenza di disturbi del sonno in bambini con disabilità psichica. Si ipotizza che questo accada per ragioni diverse:

  • in parte dovute alle alterazioni neurologiche specifiche che caratterizzano la situazione di quel bambino;
  • in parte dovute ad aspetti emotivi e comportamentali.

I genitori hanno l’importante compito di aiutare i loro bambini nell’acquisizione di ritmi e pattern di sonno sempre più efficaci; devono favorire la capacità dei bambini di regolarsi in modo autonomo; cioè dipendendo sempre meno dagli aiuti esterni ed assumendo una gestione del proprio sonno attiva e serena.
Nella gestione dei comportamenti dei bambini con disabilità risulta difficile per i genitori distinguere tra aspetti organici e relazionali… Su cui è possibile intervenire!
Cioè ci si chiede: “sullo sviluppo di un buon sonno per il mio bambino quanto incidono i problemi neurologici e quanto questioni che dipendono dalla relazione tra me e mio figlio?”… Considerando che si tratterà di una relazione influenzata dalla presenza della disabilità.

Il fatto che il bambino abbia dei bisogni speciali e un percorso di sviluppo proprio, come influenza l’atteggiamento dei genitori nel metterlo a letto? Come la presenza della disabilità influisce sul comportamento dei genitori che devono far addormentare il bambino?

Non esiste una risposta univoca. Ma, tenendo presente che nel favorire la regolazione del sonno dei bambini l’atteggiamento genitoriale ed il clima emotivo della famiglia sono basilari, pare molto interessante stimolare le mamme ed i papà dei bimbi con disabilità a non rinunciare troppo a quella che D. Daws chiama la “spontaneità” che sempre deve intercorrere nei rapporti tra genitori e figli.

Se il genitore ritiene importante costruire dei limiti o proporre delle regole, anche nell’ambito del sonno, vi deve rinunciare in nome della dedizione o della premura dovuta al figlio poiché il figlio ha una disabilità?

No, occorre costruire un “modo” anche per andare a letto rispettoso sia delle esigenze specifiche del bambino che degli obiettivi di crescita a cui non si deve rinunciare.
Cosa significa? Che anche questi bambini necessitano di avere delle routine e uno spazio di sonno in cui diventare sempre più autonomi. Diventare più autonomi vuol dire esercitare maggior responsabilità, dipendere meno e, in fondo, anche potersi separare serenamente dalle figure di accudimento. Il punto è capire quando sia meglio assecondare e incoraggiare tale spinta alla crescita e con quali tempi.

I segnali inviati dai bambini con disabilità psichica non sono sempre semplici da cogliere e leggere. Non solo per le difficoltà del bambino, ma anche perché la necessaria e massiccia presenza delle figure genitoriali può, non intenzionalmente, impedire al bambino di sviluppare messaggi chiari in tal senso: per chiedere e per ascoltare serve un po’ di distanza; quando non c’è distanza è difficile scambiarsi messaggi, semplicemente si rischia che non vengano visti.

Si tratta di una sfida dunque, tra l’ordinario e lo straordinario, tra presenza, dedizione, protezione e incertezza, separazione e crescita, con l’obiettivo di cercare il miglior equilibrio possibile per tutti… e il miglior sonno dei bambini con disabilità, naturalmente.

 

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