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Paura degli estranei e ripercussioni sul sonno

paura degli estranei

La paura degli estranei rappresenta una tappa naturale nello sviluppo del bambino; non è quindi riconducibile a traumi o errori di educazione.

Quando compare?

La paura degli estranei tende a fare la sua comparsa verso l’ottavo mese; è il momento in cui il bambino inizia ad acquisire il concetto di conosciuto e sconosciuto. Tende progressivamente a sparire quando il bambino impara ad esprimere e gestire la paura in modo più funzionale. Lo fa attraverso la parola e capendo come affrontare le situazioni che lo spaventano.

I genitori hanno un ruolo importante, perché attraverso il loro atteggiamento possono trasmettere al bambino quella fiducia e sicurezza di cui ha bisogno per affrontare la paura degli estranei.

Tutti i bambini attraversano questa fase; tuttavia non tutti reagiscono con la stessa intensità ed opposizione. Le reazioni infatti possono variare da un atteggiamento più riservato fino a vere a proprie crisi di pianto inconsolabile.

Tali differenze dipendono molto dal temperamento del bambino e dalla sua abitudine nel vedere visi  a lui poco conosciuti. Lo stesso bambino inoltre tenderà a non reagire sempre allo stesso modo; molto dipende infatti dalla persona “estranea”, dal suo modo di porsi, dai tratti del volto, dalla situazione, dall’ambiente e da quanto tutti questi fattori si discostano dallo schema abituale del bambino. Va inoltre specificato che ogni bambino ha i propri tempi e ritmi, sia per manifestare tale paura che per estinguerla. All’interno della categoria “estranei” potrebbero essere inclusi anche zii o nonni, persone conosciute ma che il bambino vede non quotidianamente.

Paura degli estranei o dei parenti, come comportarsi?

Se è presente paura dell’estraneo:

  • non forzare il bambino ad avvicinarsi alla persona;
  • tenere il bambino vicino a sé;
  • rassicurarlo, parlandogli con voce tranquilla;
  • non rimproverarlo per la sua reazione.

Durante questa fase critica i bambini hanno quindi bisogno essere calmati stando vicino ai propri genitori e distanziando le persone meno conosciute.

Attenzione comunque a non sovradosare la distanza! Inutile è iperproteggere il bambino tenendolo sotto ad una campana di vetro perché gli insegneremmo solo ad evitare ciò che gli fa paura. L’atteggiamento più funzionale è quello di supportare il bambino per fargli capire che anche ciò che spaventa può essere affrontato. Da tenere comunque in considerazione che, nonostante la paura, il bambino non perde la sua naturale curiosità.

Informate quindi le persone di come, durante questa fase di crescita, il vostro bambino prima di essere avvicinato abbia bisogno di sentirsi sicuro; importante quindi rispettare i tempi del bambino, aspettando che sia lui a fare i primi passi di avvicinamento.

In quest’ottica anche i parenti riusciranno ad accettare meglio la reazione iniziale di chiusura del bambino, capendo come tale atteggiamento non sia correlato a capricci o ad un suo rifiuto.

E’ molto importante ricordarsi di dare la stessa importanza anche ai suoi comportamenti positivi e funzionali. 

Questo per non rischiare che il bambino utilizzi la sua paura  per ricevere attenzioni. Durante questa  fase l’emozione della paura, che il bambino manifesta, non rappresenta solo la sua inquietudine di fronte a ciò che per lui è sconosciuto, quindi potenzialmente pericoloso. Il bimbo infatti a questa età inizia a percepirsi come identità separata dalla figure di accudimento; compare quindi anche la paura del distacco dalla mamma e dal papà a causa del timore che possano sparire. Le reazioni di opposizione ed ansia del bambino di fronte al distacco possono fare la loro comparsa in vari contesti; ad esempio mentre la mamma sta uscendo di casa per andare a fare la spesa, quando si accompagna il bambino al nido, mentre si è al parco e il bambino si rifiuta di andare a giocare con i suoi coetanei,  al momento di andare a nanna.

Non è insolito infatti riscontrare delle regressioni nelle autonomie che il bambino aveva acquisito fino a quel momento;

ad esempio un bambino che dormiva tranquillo, magari nella sua cameretta, all’improvviso non vuole più saperne, manifestando la sua ansia ed opposizione al momento di andare a letto attraverso urla, pianti, difficoltà ad addormentarsi e risvegli frequenti durante la notte… state tranquilli è tutto normale! Il vostro bambino sta solo iniziando ad avere paure più concrete, come la paura degli estranei che può arrivare all’improvviso, la paura che mamma e papà spariscano, la paura del buio. Fate quindi un passo indietro, andate incontro ai suoi bisogni di quel momento.

In questa fase critica il bambino infatti ha bisogno di trovare nei propri genitori una base sicura.

In altre parole, ha bisogno di sentirsi protetto; ciò per poter acquisire fiducia in se stesso, verso gli altri e verso il mondo (Bowlby, 1989). Dagli 8 mesi iniziano a costruirsi le basi, giorno dopo giorno, dell’indipendenza e dell’autostima del vostro bambino.

Dott.ssa Monica Bolgan – Psicologa

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